Sentieri

ENG:

The Parco degli Acquedotti, a quiet heart of the Roman countryside, is an urban park of about 240 hectares located in Rome’s seventh district. Once known as “Roma Vecchia,” it has undergone profound transformations: from a neglected suburban area to a shared space of memory, thanks to the civic engagement of those who defended its integrity and supported its inclusion in the Appia Antica Regional Park. It is an iconic garden of Roman history and culture, frequently chosen as a setting by major Italian filmmakers such as Fellini, Pasolini, and Sorrentino. Sentieri arises from the exploration of this territory. It is not only an archaeological testimony, but also a lived space, crossed daily by bodies, gazes and rituals. The images create an emotional atlas composed of personal trajectories, enigmatic encounters and suspended visual fragments. The atmosphere is rarefied, as if the park itself were breathing time: its physical and material elements, tangible and at times imposing, shift into a more elusive and psychological state. The project portrays a contemporary landscape where the boundary between nature and the human figure becomes blurred. The environment is not a backdrop, but a living presence that merges with those who inhabit it, becoming a mirror of their inner world.

 

 

ITA:

Il Parco degli Acquedotti, cuore silenzioso della campagna romana, è un parco cittadino di circa 240 ettari situato nel settimo municipio di Roma. Conosciuto in passato come “Roma Vecchia”, ha vissuto trasformazioni profonde: da area periferica abbandonata a luogo di memoria condivisa, grazie all’azione civile di chi ne ha difeso l’integrità e promosso la sua tutela all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica. Si tratta di un giardino iconico della storia e della cultura romana che i grandi registi italiani come Fellini, Pasolini e Sorrentino hanno sempre utilizzato nelle loro opere cinematografiche. Sentieri nasce dall’esplorazione di questo territorio. Non solo testimonianza archeologica, ma anche spazio vissuto, attraversato ogni giorno da corpi, sguardi, rituali quotidiani. Le immagini costruiscono un atlante emotivo fatto di traiettorie personali, incontri enigmatici e frammenti visivi sospesi. L’atmosfera è rarefatta, come se il parco respirasse il tempo: i suoi elementi fisici e materici, tangibili e apparentemente invasivi, passano ad uno stato evanescente e psicologico. Il progetto restituisce un paesaggio contemporaneo dove il confine tra natura e figura umana si dissolve: l’ambiente non fa da sfondo ma si amalgama con le presenze che lo abitano, diventando specchio della loro interiorità

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